Caos Urbano - 2002
I Guardiani del Faro - 1995
Gli Indifferenti - 2003
 
  design:zane.costrutto  
TRA SOGNO E REALTA'  

Le opere di Roperti, straordinario disegnatore, si caratterizzano per una pittura attenta alla definizione dei particolari, minuziosa e calligrafica.
Dichiaratamente influenzato dall'arte di De Chirico e dalla tecnica surrealista egli utilizza la sua abilità per introdurci nel mondo della sua fantasia e delle problematiche che sente sulla sua pelle: la sua pittura tra sogno e rappresentazione, tra verismo e fantasia rivela una poetica che per un verso spazia nei domini dell'onirico e dell'inconscio e per l'altro si fa documento dell'esistente e attesta una coscienza critica densa di valori. In alcune sue tele rimane disponibile uno spazio per l'ironia e il dipingere diventa un gioco liberatorio.
Le immagini simboliche o emblematiche, del proprio mondo di pensieri e di sentimenti (le figure del mito, i monumenti e i reperti archeologici, le montagne innalzate nel cielo, gli occhi come giganti finestre sul mondo) accumulate in accostamenti illogici, assurdi, creano complicati rebus, intrappolano metafore, trattengono richiami e citazioni. Queste ultime sono sempre "dichiarate" e sono sempre riportate, pur nella loro intenzione metaforica e simbolica, all'interno del sistema della pittura, che non intendono oltrepassare.
La sua fantasia vive di accostamenti di immagini e di colori nei quali egli riversa la sua trasfigurazione mentale della realtà, recuperando visivamente certi problemi esistenziali dell'uomo attuale: l'indifferente in giacca e cravatta con una scatola al posto della testa, quasi un casco di protezione alle difficoltà dell'esistenza, l'uomo solo, senza lineamenti, nel suo Caos urbano, soffocato dal vortice di grattacieli e macchine, l'uomo ombra nei quartieri degradati delle nostre inquietanti periferie. Parallelamente la definizione del disegno e la stesura cromatica evitano ogni suggestione naturalistica a favore di una scrittura concettuale, mezzo questo che gli permette di esprimere la sua protesta senza retorica.
La sua creatività è istintiva, affiora - come afferma egli stesso - da una pulsione che molte volte non si spiega, creando quel senso enigmatico che pervade ogni sua opera. Ma il suo modo di lavorare è ricercato, lento, deve sedimentare per molto tempo. Non è un caso se ritroviamo i soggetti dei suoi disegni della fine degli anni '90 ripresi nelle sue tele ad olio più attuali.
Nel quadro, Ulisse nella terra di nessuno, riaffiora malinconico il ricordo della terra d'origine: le coste della Calabria da dove si vede lo Stromboli. Ma il quadro ha una pluralità di significati: è concepito come uno schietto omaggio a De Chirico, visto come un moderno Ulisse, che nella sua navigazione ha sfiorato i nostri tempi lasciandoci il dono prezioso della consapevolezza che è possibile essere mediterranei e conoscitori profondi della cultura nordica e che solo attraverso il dialogo si può essere oggi europei a pieno titolo.
In Il drappo rosso, affiora forte l'ironia e una velata protesta: il nostro paesaggio dolomitico, tanto esibito, viene portato alto sull'orizzonte del quadro e l'orizzonte stesso rimane ampio e aperto suggerendo aperture più coraggiose in questa terra che, a volte, dimostra orizzonti troppo chiusi.
In questa personale possiamo rintracciare il percorso artistico di Roperti, il suo modo di fare arte inteso come continua ricerca e sperimentazione; cambia la tecnica: il disegno, la tempera graffiata, incisa, come incisi e scalfiti sono i volti di chi ha vissuto, l'olio su tela come ritorno al classico che in questo caso è da intendersi come il raggiungimento della forma più adatta alla realizzazione di un pensiero e di una volontà artistica, ma non cambia il contenuto: l'indagine sull'uomo. E in questo sta l'attualità di Roperti: nel bisogno, che accomuna l'arte a noi contemporanea, che ogni forma di lavoro artistico diventi un atto critico.

Barbara Bottacin

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